Omesso versamento dell'Iva 2009 1,3 milioni di euro e omesso versamento delle ritenute certificate anno 2010 per un totale di circa 300 mila euro. Era questa l'accusa gravante sul capo di un noto imprenditore gelese, operante nel campo della metalmeccanica.

L'uomo è stato assolto stamattina dal Tribunale di Gela, che ha emanato una sentenza destinata a fare da riferimento giurisprudenziale.

La difesa, infatti, ha dimostrato, grazie alla produzione di documenti contabili, bilanci e a una perizia di parte, che il mancato pagamento di quelle imposte in quel periodo era dovuto a una crisi di liquidità nella quale l'azienda si era trovata per cause non imputabili alla società stessa.

«Abbiamo dimostrato - dice Joseph Donegani, avvocato che assieme al collega Emanuele Maganuco difende l'imprenditore - che la società, che lavorava in quel periodo in regime di subappalto, con margini di guadagno e profitto molto risicati, messa alle strette se pagare gli stipendi ai dipendenti o versare le imposte aveva preferito pagare le retribuzioni dei propri dipendenti».

L'azienda aveva attivato appositi piani di rientro dilazionati con l'Erario che ha onorato solo parzialmente. Era riuscita a rifondere debiti per circa 900 mila euro, poi si era dovuta fermare. E la società, dopo circa due anni, era stata messa in liquidazione.

Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell'imprenditore a un anno di reclusione. La difesa, secondo un orientamento della Cassazione risalente al 2017, ha chiesto e ottenuto l'assoluzione dell'imputato.

È stato accolto il principio giuridico secondo cui non è punibile l'imprenditore che non può fare fronte al pagamento delle imposte per "stato di necessità": si è trovato nella impossibilità di adempiere.

«Ritenevamo - dice Donegani - insussistente l'elemento oggettivo, ossia, il dolo».

Il giudice ha accolto le tesi della difesa.

L'avvocato Lucio Greco, che non è certo nato ieri e la politica sa farla (già nel 1994 militava in Forza Italia), mercoledì ha fatto uscire il proprio manifesto elettorale. Una bella foto, coi toni che vanno dall'azzurro al giallo... ma nessun simbolo di partito. Non c'è ancora quello di Forza Italia, mancano le liste civiche. Nessuna traccia del Partito democratico. Il motivo è semplice: il cantiere è ancora aperto. Non quello di Greco, ma l'intero schieramento. Ci sono ancora quelle tre quattro variabili che rischiano di cambiare - e in maniera importante - gli equilibri in campo.

Scrivi "centrosinistra" leggi "Partito democratico". È l'ultima variabile sul tavolo. Le trattative politiche in vista delle prossime elezioni amministrative sono all'ultimo giro di boa, i gruppi sono oramai (quasi) tutti posizionati, si attende solo la presentazione delle liste. 

La clessidra scandisce, granello dopo granello, il tempo che passa. Il mucchietto si assottiglia. Partiti e liste civiche dovranno fare in fretta. 

Cosa farà il Pd? Domani è il grande giorno, quello della decisione finale. E con il passare delle ore appare sempre più probabile che le sinistre, rianimate dal successo delle Primarie, possano compiere una scelta forte, correndo da soli.

«Nel nostro progetto civico uomini e donne liberi per costruire un sogno. Tanti appuntamenti per incontrare la città che vuole cambiare».

Il candidato alla carica di sindaco, Maurizio Melfa, esponente di un progetto civico che consta di diverse liste, interviene per definire i contorni della sua aggregazione e per lanciare nuove iniziative per incontrare la città.

Dei tre colori che compongono il simbolo è il rosso quello che da qualche settimana sembra essere tornato a brillare. Il Partito democratico si prepara all'appuntamento con il suo futuro: le Primarie. A Gela, come a Caltanissetta, fervono i preparativi in attesa della chiamata alle urne.

Il bel tempo fa ben sperare, l'affluenza dovrebbe essere buona. Non come ai tempi del professore (Prodi), quando a recarsi nei gazebo furono 4,3 milioni di elettori. Al Nazareno stapperebbero le bottiglie anche solo toccando quota un milione.

L'ultima mossa a effetto tirata dal cilindro di quella volpe che risponde al nome di Pino Federico è quella di gettare sul tavolo un nome che potrebbe unire diversi big della galassia centrista: Peppe D'Aleo.

È deceduto in ospedale pochi minuti fa Rocco Greco, inteso Riccardo, 57 anni, noto imprenditore gelese. Era giunto in ospedale intorno alle 10 con una ferita da arma da fuoco alla testa. Secondo le prime indiscrezioni si tratterebbe di suicidio.

Due ordinanze di divieto di avvicinamento per il reato di circonvenzione di incapaci continuato, aggravato in concorso e la misura cautelare reale del sequestro preventivo di ingenti somme, ritenute profitto dell’illecita attività ai danni di una delle vittime della circonvenzione di incapaci ordita da due indagati.

In poco meno di tre anni ha perso maggioranza in consiglio comunale, vicesindaco e, soprattutto, il sostegno del gruppo che fa capo all’ex sindaco, Pippo Montesano. Ma se proviamo a chiedergli i motivi di siffatta diaspora la risposta è: «Non lo so». Tommaso «Gianfranco» Pelagalli, 57 anni, avvocato, dall’estate 2016, siede in cima a una piccola polveriera, una città di tremilacinquecento anime, che ha dato i natali a don Giuseppe «Piddu» Madonia, e che nell’ultima relazione annuale della Procura Generale presso la Corte d’Appello, viene indicata come uno dei quattro mandamenti nisseni di Cosa Nostra.

Tre, quattro o cinque? Cinque, forse. Con il passare dei giorni si delineano infatti volti e schieramenti in vista delle prossime elezioni amministrative. Vincenzo Marino, sindaco in carica, era stato il primo a uscire allo scoperto, annunciando, nel dicembre scorso, le proprie ambizioni per un secondo mandato. Al suo nome, in questi giorni, si sono aggiunti in via più o meno ufficiale quelli di altri potenziali candidati per la fascia tricolore. Gaetano Petralia, guiderà la lista civica «Impegno Comune», e si è già presentato ufficialmente nel corso di una conferenza stampa. Alla maratona per la sindacatura si è già iscritto anche Vincenzo D’Asaro, sindaco in carica tra il 2009 e il 2014.