Porto Cesareo, Lecce, Anno Domini 2019. Je suis Cardinal Jorge Mario Alberto Kempes. Soggiorno a Porto Cesareo, località turistica del Salento, sede dell'Area naturale marina protetta Porto Cesareo e della Riserva Naturale Orientata Regionale Palude del Conte e Duna Costiera.

In un centrodestra diviso in due (due e mezzo, considerando che Melfa pure lui non è proprio di sinistra), il cosiddetto «listone» è in evidente difficoltà. E allora presenta la lista ma non sceglie (non ancora) il candidato sindaco. Anzi, c'è sul tavolo l'ipotesi di andare da soli.

Cento candeline per nonna Lucia Di Giovanni. La longeva nonnina è nata il 6 marzo del 1919 e poiché mercoledì è coinciso con la ricorrenza del giorno delle ceneri che segnano l’inizio della Quaresima, ha preferito e chiesto ai figli, di rinviare i festeggiamenti del suo centesimo compleanno.

Nessuno parla ma contano anche i gesti. Così la prima passeggiata serale, uno di fianco all'altro, il candidato sindaco Lucio Greco e il capo partito Pd, Peppe Di Cristina, l'anno vissuta già venerdì sera. L'obiettivo di Today24 li immortalati mentre facevano quattro passi insieme sul corso principale, da freschi alleati politici. La chiacchierata è poi continuata in un locale del centro (ai «Due Archi», in campo neutro, a 50 metri dal quartier generale del Pd ed altrettanti dallo studio legale di Greco).

Omesso versamento dell'Iva 2009 1,3 milioni di euro e omesso versamento delle ritenute certificate anno 2010 per un totale di circa 300 mila euro. Era questa l'accusa gravante sul capo di un noto imprenditore gelese, operante nel campo della metalmeccanica.

L'uomo è stato assolto stamattina dal Tribunale di Gela, che ha emanato una sentenza destinata a fare da riferimento giurisprudenziale.

La difesa, infatti, ha dimostrato, grazie alla produzione di documenti contabili, bilanci e a una perizia di parte, che il mancato pagamento di quelle imposte in quel periodo era dovuto a una crisi di liquidità nella quale l'azienda si era trovata per cause non imputabili alla società stessa.

«Abbiamo dimostrato - dice Joseph Donegani, avvocato che assieme al collega Emanuele Maganuco difende l'imprenditore - che la società, che lavorava in quel periodo in regime di subappalto, con margini di guadagno e profitto molto risicati, messa alle strette se pagare gli stipendi ai dipendenti o versare le imposte aveva preferito pagare le retribuzioni dei propri dipendenti».

L'azienda aveva attivato appositi piani di rientro dilazionati con l'Erario che ha onorato solo parzialmente. Era riuscita a rifondere debiti per circa 900 mila euro, poi si era dovuta fermare. E la società, dopo circa due anni, era stata messa in liquidazione.

Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell'imprenditore a un anno di reclusione. La difesa, secondo un orientamento della Cassazione risalente al 2017, ha chiesto e ottenuto l'assoluzione dell'imputato.

È stato accolto il principio giuridico secondo cui non è punibile l'imprenditore che non può fare fronte al pagamento delle imposte per "stato di necessità": si è trovato nella impossibilità di adempiere.

«Ritenevamo - dice Donegani - insussistente l'elemento oggettivo, ossia, il dolo».

Il giudice ha accolto le tesi della difesa.

L'avvocato Lucio Greco, che non è certo nato ieri e la politica sa farla (già nel 1994 militava in Forza Italia), mercoledì ha fatto uscire il proprio manifesto elettorale. Una bella foto, coi toni che vanno dall'azzurro al giallo... ma nessun simbolo di partito. Non c'è ancora quello di Forza Italia, mancano le liste civiche. Nessuna traccia del Partito democratico. Il motivo è semplice: il cantiere è ancora aperto. Non quello di Greco, ma l'intero schieramento. Ci sono ancora quelle tre quattro variabili che rischiano di cambiare - e in maniera importante - gli equilibri in campo.

Scrivi "centrosinistra" leggi "Partito democratico". È l'ultima variabile sul tavolo. Le trattative politiche in vista delle prossime elezioni amministrative sono all'ultimo giro di boa, i gruppi sono oramai (quasi) tutti posizionati, si attende solo la presentazione delle liste. 

La clessidra scandisce, granello dopo granello, il tempo che passa. Il mucchietto si assottiglia. Partiti e liste civiche dovranno fare in fretta. 

Cosa farà il Pd? Domani è il grande giorno, quello della decisione finale. E con il passare delle ore appare sempre più probabile che le sinistre, rianimate dal successo delle Primarie, possano compiere una scelta forte, correndo da soli.

«Nel nostro progetto civico uomini e donne liberi per costruire un sogno. Tanti appuntamenti per incontrare la città che vuole cambiare».

Il candidato alla carica di sindaco, Maurizio Melfa, esponente di un progetto civico che consta di diverse liste, interviene per definire i contorni della sua aggregazione e per lanciare nuove iniziative per incontrare la città.

Dei tre colori che compongono il simbolo è il rosso quello che da qualche settimana sembra essere tornato a brillare. Il Partito democratico si prepara all'appuntamento con il suo futuro: le Primarie. A Gela, come a Caltanissetta, fervono i preparativi in attesa della chiamata alle urne.

Il bel tempo fa ben sperare, l'affluenza dovrebbe essere buona. Non come ai tempi del professore (Prodi), quando a recarsi nei gazebo furono 4,3 milioni di elettori. Al Nazareno stapperebbero le bottiglie anche solo toccando quota un milione.

L'ultima mossa a effetto tirata dal cilindro di quella volpe che risponde al nome di Pino Federico è quella di gettare sul tavolo un nome che potrebbe unire diversi big della galassia centrista: Peppe D'Aleo.