Una scarica d'acqua e la SS 115 Gela - Licata torna a far parlare di sé: stamattina l'ennesimo incidente stradale. Due le auto coinvolte nello schianto, avvenuto intorno alle 8 del mattino sul rettifilo di Piana Marina, nei pressi di un distributore di carburanti. 

Nel pomeriggio di ieri, nel quartiere di Settefarine, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, nel corso di servizio preventivo volto a frenare il fenomeno dello spaccio di droga, hanno tratto in arresto un gelese, Riccardo Andrea Moscato di 45 anni.

Un diverbio finito nel sangue questo pomeriggio alla periferia di Gela, una persona con ferite da arma da punta e taglio è giunta in ospedale poco dopo le 17 di oggi, a bordo di un'ambulanza del 118.

Quella gelese è una mafia capace di infiltrarsi nel cosiddetto tessuto legale, soprattutto attraverso le famiglie di Cosa Nostra, legate ai Corleonesi.  

«È l’organizzazione egemone sul territorio che continua a distinguersi, rispetto alla Stidda, per la spiccata capacità di controllo dell’economia legale specie nel settore degli appalti, dell’edilizia, del movimento terra, delle cave, dell’agricoltura, dei mercati ortofrutticoli, dello smaltimento dei rifiuti».

Il solenne ingresso dei magistrati in toga rossa ed ermellino stamane alle 9.30 ha segnato l'apertura della cerimonia d'apertura dell'anno giudiziario, svoltasi nell'aula magna «Saetta Livataino» del Palazzo di Giustizia. A presiedere l'assemblea il presidente della corte d'Appello, Maria Grazia Vagliasindi. Al suo fianco il procuratore generale Lia Sava. Per la prima volta nella storia del distretto due donne ai massimi vertici degli uffici giudiziari.

Tre anni fa il sequestro del patrimonio, un tesoretto composto da appartamenti, autovetture di lusso e terreni. Oggi quei beni passano allo Stato. I finanzieri del Gruppo di Gela, hanno infatti dato esecuzione a una misura di prevenzione disposta dal Tribunale di Caltanissetta, eseguendo la confisca dei beni, per un valore di oltre 800 mila euro, riconducibili a un trentacinquenne gelese (C.D.G. le iniziali, a suo tempo coinvolto nell'operazione «Family Market». 

Colpito da una scarica elettrica mentre eseguiva lavori all'impianto elettrico nei pressi della sua abitazione, precipita al suolo e batte forte contro il pavimento, riportando ferite e richiedendo il soccorso d'urgenza dell'ambulanza del 118.

Infischiandosene altamente del clima di piena emergenza ambientale andavano in giro con la loro motoape carica di rifiuti, materassi e ferro vecchio. Ieri pomeriggio due soggetti, padre e figlio, rispettivamente di 57 e 19 anni (C.C. e C.F. le iniziali), sono stati arrestati dai carabinieri con l'accusa di abbandono di rifiuti e trasporto non autorizzato.

Nell'abitazione - secondo i carabinieri - aveva una piccola base per lo spaccio al minuto delle sostanze stupefacenti. A attirare l'attenzione dei militari erano state alcune mosse sospette di un uomo di 46 anni (F.G.L. le iniziali) che ieri all'ora di pranzo hanno deciso di compiere un blitz.

Due ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state eseguite nei confronti di un uomo di 59 anni (S. G. le iniziali) e del figlio di 30 (S.A.), accusarti di tentata estorsione aggravata e continuata in concorso.