Riesi: omicidi, estorsioni e traffico di sostanze stupefacenti, operazione antimafia. Arrestate persone ritenute appartenenti a «Cosa nostra» Featured

Lunedì, 02 Luglio 2018 05:59 Written by  Published in Cronaca

Venticinque le persone tratte in arresto nell’ambito dell’operazione denominata «De Reditu (Il ritorno)» e ritenute, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidi, estorsioni, produzione e traffico di sostanze stupefacenti.

Arrestati e ristretti nelle case circondariali Calogero Altovino 37 anni, Michelangelo Amorelli 45 anni, Carmelo Arlotta 57 anni,  Francesco Cammarata 57 anni, Gaetano Cammarata 44 anni, Giuseppe Cammarata 41 anni, Maria Catena Cammarata 64 anni, Carlo Crapanzano 53 anni, Giuseppe Di Buono 33 anni, Giuseppe Di Garbo 77 anni, Daniele Fantauzza 36 anni, Ezio Fantauzza 30 anni, Angelo Ficicchia 64 anni, Gaetano Ficicchia 29 anni, Rocco Ficicchia 60 anni, Gaetano Forcella 44 anni, Rosolino Li Vecchi 67 anni, Gaetano Lombardo 67 anni, Rosario Marotta 40 anni e Rocco Turco 45 anni.

Agli arresti domiciliari sono, invece, stati posti Franco Bellia 47 anni, Daniele Correnti 53 anni, Filippo Riggio 39 anni, Salvatore Salamone 81 anni, Giovanni Tararà 44 anni. 

Una vasta operazione che ha permesso di fare luce su omicidi, estorsioni e traffico di droga. 

Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del Comando Provinciale di Caltanissetta, collaborato da unità speciali dell'Arma, in esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare emesso dal Gip presso il locale Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica di Caltanissetta - Direzione Distrettuale Antimafia. 

Il provvedimento cautelare colpisce coloro che vengono ritenuti appartenenti alla storica famiglia mafiosa di Riesi, articolazione dell'omonimo mandamento di «cosa nostra». Le indagini condotte dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo con la collaborazione della Stazione Carabinieri di Riesi, e coordinate dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia nissena, hanno permesso di fare luce su recenti episodi di produzione e traffico di marijuana, estorsioni e reati concernenti le armi sia comuni che da guerra, nonchè sui mandanti o esecutori di numerosi o tentati omicidi avvenuti nel territorio di Riesi a partire dai primi anni Novanta. 

Un'articolata attività investigativa avvallata da un puntuale riscontro alla dichiarazioni di alcuni collaboratori giustizia condotta dagli inquirenti ha permesso di conoscere i dettagli di alcuni fatti di sangue e tentati omicidi. 

La maggior parte dei fatti di sangue si colloca nell’ambito della guerra di mafia che per circa un decennio ha insanguinato Riesi, così come altre in Sicilia, nell’ambito della contrapposizione tra le famiglie mafiose appartenenti a «cosa nostra» e le formazioni stiddare che risultavano particolarmente forti proprio nella parte centro meridionale dell’isola. Alle contrapposizioni di organizzazioni, poi, si sono aggiunte nel riesino, condizionate dalla frattura interna a «cosa nostra» creatasi dopo l’arresto di Salvatore Riina, quelle interne alla stessa famiglia mafiosa a causa della volontà di alcuni affiliati di scalzare dal comando gli appartenenti alla famiglia di sangue Cammarata.

In diversi di questi casi, infatti, già si era proceduto nei confronti di altri imputati ma non si era ancora raggiunta la necessaria completezza degli elementi a carico di coloro per i quali, oggi, magistratura e forze dell'ordine hanno proceduto. 

Omicidio Angelo Lauria avvenuto nel centro abitato di Riesi il 14 marzo 1992. I responsabili sono ritenuti Vincenzo Cammarata e Rosolino Li Vecchi. L'uomo venne ucciso in base alla ricostruzione degli inquirenti perchè ritenuto vicino ai Riggio. 

Omicidio Salvatore D'Alessandro commesso in via Roma il 17 giugno 1996. I responsabili sono ritenuti Carlo Crapanzano e altre persone già condannate per tale delitto. D'Alessandro sarebbe stato ucciso per contrasti interni alla famiglia riguardo la spartizione dei proventi estorsivi. 

Omicidio Michele Fantauzza perpetrato in una zona periferica di Riesi il 28 febbraio 1997. Di tale omicidio vengono ritenuti responsabili Francesco Cammarata, Franco Bellia, Gaetano Forcella e altre persone condannate per tale delitto. Fantauzza sarebbe stato ucciso perchè ritenuto vicino ai Riggio dopo essere stato torturato al fine di conoscere il luogo dove era ospitato Calogero Riggio. 

 Tentato omicidio Tullio Lanza  avvenuto nel 1997. A attuare l'attentato sarebbero stati Gaetano Cammarata, Barberi, Tardanico e Scibetta (collaboratori di giustizia) per un rifiuto di Lanza, all'epoca assessore ai lavori pubblici di Riesi, di mettersi a disposizione della «famiglia».

Omicidio di Pino Ferraro commesso il 4 novembre 1997. Responsabili del delitto vengono ritenuti Francesco e Gaetano Cammarata, Gaetano Scibetta e Giuseppe Toscano, nonchè altre persone già condannate per tale omicidio. L'uomo venne ucciso per aver offerto un passaggio in auto alla moglie di Vincenzo Cammarata.

Tentato omicidio Salvatore Pasqualino  avvenuto nel 1997. L'attentato sarebbe stato attuato da Pino, Vincenzo e Francesco Cammarata, Giovanni Tararà, Gaetano Cammarata, Calogero Barberi, Gaetano Scibetta, nei confronti dell'uomo perchè ritenuto vicino ai Riggio. 

Omicidio Gaetano Pirrello perpetrato in una zona del territorio di Riesi l'8 gennaio del 1998. Responsabili di tale delitto sono ritenuti Salvatore Salamone, Giuseppe Cammarata, Francesco Cammarata, Carmelo Arlotta. L'omicidio sarebbe stato commesso per contrasti tra le famiglie Salamone e Pirrello. 

Omicidio Andrea Pirrello e tentato omicidio Salvatore Pirrello avvenuto in una zona del territorio di Riesi il 24 settembre del 1998. L'omicidio legato al precedente poichè Salvatore Pirrello fratello di Gaetano, avrebbe potuto vendicare l'assassino di questi. 

 

Una complessa attività investigativa, condotta con numerose attività di tipo tecnico e con articolati servizi di osservazione e pedinamento, è stata avviata nel 2014 per monitorare le attività svolte dagli appartenenti ad una delle famiglie mafiose storicamente più rilevanti in ambito provinciale grazie, soprattutto, alla riconosciuta autorevolezza all’interno di «cosa nostra» del vertice della stessa, rappresentato dai fratelli Pino e Vincenzo Cammarata che si sono avvalsi, dopo le rispettive catture, principalmente dei familiari ancora in stato di libertà.

Le attività hanno permesso di dimostrare che la famiglia mafiosa ancora oggi mantiene un indiscusso controllo sul territorio tanto da poter ancora imporre il «pizzo» ad imprenditori ed attività economiche che, in caso di resistenza, diventano oggetto di danneggiamenti e minacce.

Daniele Fantauzza, ritenuto dagli investigatori uno degli appartenenti al sodalizio criminale, inoltre, avrebbe creato, con soggetti esterni, una associazione per delinquere, finalizzata alla produzione di marijuana, attività che è stata condotta su scala quasi industriale tanto che, in due anni, sono state sequestrate piantagioni per oltre 4000 piante e prodotto pronto alla vendita per più di 250 chilogrammi (nel territorio riesino, una parte attribuita certamente agli indagati). Il gruppo risulta avere canali di smercio con altre province dell'isola approfittando anche dei collegamenti della presunta appartenenza di Fantauzza alla famiglia mafiosa. I proventi della produzione erano destinati in parte, e per volere del capo, al reperimento delle risorse necessarie al sostentamento degli associati alla famiglia mafiosa. 

 Gli arresti ed i relativi provvedimenti sono stati eseguiti, in contemporanea e con la collaborazione dei rispettivi Comandi Provinciali dell'Arma, nelle province di Caltanissetta, Monza ed Ascoli Piceno, nonchè presso alcuni penitenziari nazionali. 

 

Last modified on Lunedì, 02 Luglio 2018 17:26
Redazione

Today 24 è un quotidiano on line indipendente, fondato nel 2014 da Massimo Sarcuno. Ogni giorno racconta i fatti e le notizie di Gela, Niscemi, Riesi, Butera, Mazzarino e di molti altri comuni del comprensorio. In particolare l’area del Vallone.

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