Niscemi: omicidio Vacirca, in carcere presunto boss Vaccaro di Campofranco, fedelissimo di Madonia. La polizia risolve un «cold case» Featured

Giovedì, 08 Marzo 2018 08:57 Written by  Published in Cronaca

Un altro «cold case» risolto dalla Polizia. Dopo 35 anni gli agenti scoperchiano l’ennesimo caso sepolto, un omicidio di mafia, l'uccisione di Vincenzo Varicra (all'epoca quarantaduenne) freddato a Niscemi l’8 Novembre 1983. Stanotte i poliziotti hanno bussato alla porta di Domenico Vaccaro, 64 anni, di Campofranco, arrestandolo.

Un boss, secondo gli investigatori. Fedelissimo di Giuseppe Madonia Giuseppe, uomo di fiducia dei Bernardo Provenzano, che nei suoi pizzini lo chiama amichevolmente «Mimì». È Vaccaro, sempre secondo gli agenti, a ereditare lo scettro di capo della “Cupola” nissena dopo la cattura del reggente, Alessandro Barberi, avvenuta a Gela nel gennaio del 2014. Un caso sepolto, l’omicidio Vacirca. Ma la mano della giustizia, lenta e inesorabile, anche stavolta a fatto il suo corso. Incrociando le deposizioni di alcuni pentiti gli agenti della Mobile nissena e dal Servizio centrale crimine organizzato (Sco), imboccano la pista. Decisivi risultano i verbali delle cantate dei collaboratori di giustizia Salvatore Riggio, di Riesi, Ciro Vara, di Vallelunga Pratameno, Antonio Pitrolo di Niscemi e del dichiarante Giancarlo Giugno di Niscemi. Poi arrivano pure i riscontri. Lo scenario è quello dei primi anni Ottanta. Gli equilibri, a Niscemi, si sono appena rotti con l'assassinio di Salvatore Arecerito, «u Lumiaru», storico capomafia che cade sotto i colpi di un commandonell'aprile del 1983, all'età di 63 anni. Il trono è vacante, i clan in fibrillazione. E c’è un debito da saldare. I sospetti su quel delitto eccellente cadono su Giuseppe Vacirca. Don «Piddru» Madonia, dà il permesso, il commando può eseguire la missione di morte.

Ma qualcosa s’inceppa, il presunto sicario è latitante, ricercato dalla polizia, fuori anche dai radar di Cosa nostra. La “Cupola” decide comunque di vendicare quel sangue, uccidendo un familiari del killer, secondo un antico rituale mafioso. A cadere sarà Vincenzo Vacirca. A sparare saranno Antonio Bevilavqua, imprenditore che verrà ucciso a sua volta cinque anni dopo nella faida di Gela, e Domenico «Mimì» Vaccaro, uomo d'onore arrestato la notte scorsa. La vendetta trasversale, però, non basta a placare la sete di sangue di Cosa Nostra. Una sentenza di morte è già stata scritta anche per l'altro fratello, Giuseppe Vacirca, esecutore materiale dell'omicidio Arcerito. E solo questione di tempo. Sette anni dopo l'ex latitante torna a Niscemi e trova l'appuntamento con la morte. Un commando esegue l'ordine nell'agosto 1990. Vendetta è fatta. Esecutori e mandanti di quel secondo delitto sono già stati individuati. Al mosaico macava solo una tessera: chi avesse ucciso Vincenzo Vacirca. Stanotte è stata messa al posto giusto, con l’arresto del presunto killer di Campofranco.

Last modified on Giovedì, 08 Marzo 2018 12:03
Redazione

Today 24 è un quotidiano on line indipendente, fondato nel 2014 da Massimo Sarcuno. Ogni giorno racconta i fatti e le notizie di Gela, Niscemi, Riesi, Butera, Mazzarino e di molti altri comuni del comprensorio. In particolare l’area del Vallone.

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