Gela: «Far West» tra via Crispi e via Cascino, due sparatorie in pochi minuti per un regolamento di conti. Arrestati due giovani Featured

Martedì, 14 Novembre 2017 09:29 Written by  Published in Cronaca

Ventiquattro giugno, ore 14. Un uomo armato di fucile esplode colpi d'arma da fuoco contro un portone in via Generale Cascino, i pallini bucano l'infisso. Poi qualche minuti di silenzio e le armi tornano a tuonare. Stavolta in via Crispi, lo stesso nastro d'asfalto che taglia in due la città. Solo che la seconda sparatoria avviene a circa un chilometro di distanza. Una fucilata, stavolta, investe la porta a vetri di un bar, le schegge sfiorano una banconista che miracolosamente rimane illesa.  

È «Far West», come il nome in codice dato da Carabinieri e Polizia all'operazione eseguita la scorsa notte. Cinque mesi dopo, si chiude il cerchio su quei fatti, con l'arresto di due persone.

Destinatari di un ordine di custodia in carcere sono Saverio Di Stefano 24 anni e Giuseppe Trubia 21 anni. 

I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal Gip del Tribunale, Lirio Conti, su richiesta del sostituto procuratore Andrea Sodani con in coordinamento del procuratore capo Fernando Asaro.

I due giovani sono accusati di minacce, danneggiamento a mezzo dell’esplosione di colpi di arma da fuoco, porto di arma da fuoco con matricola abrasa e ricettazione.

È stato un lavoro minuzioso, quello svolto dagli investigatori.

Decisivi sono stati i filmati recuperati dagli impianti di videosorveglianza presenti in zona.

(clicca qui per vedere il video)

Il modus operandi adottato dai malviventi, unito al legame familiare esistente tra il proprietario del Bar Crispi e la persona residente in via Generale Cascino avevano subito indirizzato le indagini.

È subito chiaro che ad agire è stato un unico commando, peraltro in possesso di un fucile a canne mozze.

C'è un fotogramma che ritrae un auto, forse quella degli sparatori, così i sospetti si concentrano su un ovile di contrada Fiaccavento. E lì che Giuseppe Trubia pasce il suo gregge. I due indiziati sentono il fiato al collo e decidono di disfarsi degli abiti che indossavano la mattina delle due sparatorie.

Scattano le prime perquisizioni e viene sequestrato un fucile a canne mozze, calibro 12, numerose cartucce e 3 chilogrammi di hashish.

Per Trubia si aprono le porte del carcere.

«Effettuati accurati esami - spiegano gli investigatori - e le opportune comparazioni, si riusciva a rilevare la piena identità tra quanto in sequestro con l’abbigliamento utilizzato dal malvivente che esplose i 4 colpi con fucile a canne mozze contro il Bar Crispi. Grazie alla comparazione balistica effettuata dalla Polizia Scientifica di Palermo dei bossoli rinvenuti nei due sopralluoghi veniva «confermato» che provenivano dal fucile senza matricola calibro 12 sequestrato a Giuseppe Trubia».   

Inoltre ulteriore conferma che a compiere i due danneggiamenti fossero proprio Saverio Di Stefano e Giuseppe Trubia veniva acquisita dall’analisi e confronto delle immagini estrapolate da alcuni sistemi di videosorveglianza installati nei pressi dell’abitazione di Saverio Di Stefano, utili per ricostruire gli spostamenti effettuati nei minuti antecedenti e susseguenti alla «spedizione armata».

Da ciò si evidenzierebbe, come i due giovani tratti in arresto, si siano diverse volte cambiati gli indumenti al fine di provare ad eludere le indagini. Inoltre, nel corso delle indagini sono stati monitorati un altro ovile, limitrofo a quello di Trubia, luogo che sarebbe risultato essere base operativa dei due uomini durante la commissione dei danneggiamenti, nonché un terreno nelle vicinanze dove i due avrebbero bruciato la Panda, autovettura utilizzata per gli spostamenti durante le sparatorie.

Gli investigatori suppongono che il probabile movente degli atti compiuti potrebbe ricondursi ad una ritorsione per il danneggiamento mediante incendio di una autovettura in uso a Saverio Di Stefano, avvenuto nelle prime ore del 24 giugno scorso.  Da ulteriori sviluppi dell' attività info-investigativa, appare possibile che la spedizione punitiva potrebbe anche inserirsi in una situazione di contrasto sorta nell’ambito del traffico di droga. In effetti, come emerge dalla misura cautelare, si tratterebbe, invero, di intimidazione compiuta mediante l’esplosione di più colpi di arma da fuoco, in pieno giorno, all’indirizzo di un esercizio commerciale in orario di apertura e di una porta di ingresso di uno stabile destinato a civile abitazione.

La pericolosità sociale degli indagati sarebbe desumibile, inoltre, per gli organi inquirenti, dalle particolari modalità di condotta.  In merito all'intimidazione  compiuta ai danni del Bar Crispi, l’esecutore materiale si poneva al centro della carreggiata di una delle vie principali di Gela, senza pertanto avere piena visuale di soggetti eventualmente presenti all’interno del bar, come, ad esempio, la dipendente, che non veniva attinta per puro caso, ed esplodeva verso il bancone de locale diversi colpi di fucile calibro 12. Anche la modalità con le quali veniva eseguita l’intimidazione ai danni portone di ingresso di un uomo già noto alle forze dell'ordine,  per gli investigatori, sarebbe indicativa della pericolosità sociale degli indagati. I colpi di arma da fuoco venivano esplosi nonostante la presenza di una famiglia che si trovava accidentalmente a transitare in quel punto.

Gli organi inquirenti evidenziano anche che il tipo di cartuccia utilizzato (a palla) comporta che, a seguito dell’esplosione del colpo, si determini un progressivo allargamento della traiettoria delle palle contenute nella cartuccia ( cosiddetta rosata), conseguendone il concreto rischio di attingere persone che si trovavano a pochi metri di distanza.

Per le forze dell'ordine, altresì,  le modalità esecutive, caratterizzate da una «accurata pianificazione», sarebbero indicative di una «non comune capacità criminale». Infatti «avere ricettato la Fiat panda di colore nero ed essersene successivamente disfatti mediante incendio per eludere le indagini, avere ripetutamente cambiato indumenti ed avere tentato successivamente di distruggerli appiccandovi il fuoco, le accurate modalità di travisamento, il tentativo di eludere i sistemi di videosorveglianza cittadini percorrendo ove possibile strade secondarie, sono indici evidenti che l’azione è stata il frutto di un’accurata pianificazione».

Dopo le formalità di rito, Saverio Di Stefano, è stato condotto nella locale Casa Circondariale, a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.

Last modified on Martedì, 14 Novembre 2017 13:11
Redazione

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