Gela: Orazio Paolello e l'inferno del carcere. L'ex super killer si racconta: «Ho vissuto 22 anni in isolamento, dentro una cella di pochi metri» Featured

Giovedì, 20 Aprile 2017 11:36 Written by  Published in Cronaca

«Ho vissuto 22 anni in isolamento, all’interno di una cella di pochi metri quadrati. È stata dura». Provato dalla lunga carcerazione Orazio Paolello, oggi cinquantenne, considerato uno dei killer più sanguinari della Stidda, oggi tira le somme di un’esistenza vissuta al di là della legge.

Paolello è uno dei detenuti protagonisti di «Spes contra Spen - Liberi dentro», il docufilm di Ambrogio Crespi con Sergio D’Elia ed Elisabetta Zampautti realizzato dalla Index Production con il contributo di Nessuno Tocchi Caino e la collaborazione di Radio Radicale.

Nel film, proiettato stamane all'Antidoto, Paolello accenna alla sua vicenda personale, oscura e dolorosa.

La vita vissuta per oltre vennt’anni, i migliori anni, in pochi metri quadrati, con una sola ora d’aria al giorno e altre 23 in cella. «E c’erano giorni in cui neanche uscivo per l’ora» racconta. Poi accenna alla sua vicenda umana, le contraddizioni di un vissuto che porta anche a trasformare il fratello o l’amico caro in “nemico”. E’ il caso di due compagni di scuola e amici che durante la guerra di mafia di Gela, a fine anni Ottanta, si ritrovano l’uno contro l’altro. Uno di questi è proprio Paolello, che racconta: «Eravamo – dice – compagni fin dalla elementari. Quasi fratelli, fino alla maggiore età. Anche complici in qualche crimine. Poi ci ritrovammo l’uno contro l’altro, a spararci a vicenda». Poi l’incontro in carcere e la riconciliazione. «Una liberazione – racconta Paolello nel film – perché il carcere ti toglie molto ma ti dà anche modo di capire meglio, dando valore alle cose più semplici. Ti dà modo di capire il senso delle cose, il senso della vita». Criminali, mafiosi, autori di numerosi omicidi accompagnano lo spettatore in un viaggio dentro ad anime oscure, nel buio profondo attraverso squarci di luce che come dei lampi accecano chi li guarda. Emerge con chiarezza non solo un cambiamento interiore dei detenuti ma anche la rottura esplicita con logiche e comportamenti del passato e una maggiore fiducia nelle istituzioni.

Un prima nel crimine e un dopo in una cella, a trascorrere la vita, come Paolello, sapendo di dovere affrontare il “fine pena mai”.

Last modified on Giovedì, 20 Aprile 2017 18:53
Redazione

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