Riesi: un nuovo pentito fa tremare i boss, oggi l'udienza preliminare «De Reditu». Trenta imputati, Comune parte civile. Di Francesco: «È una data storica» Featured

Giovedì, 06 Giugno 2019 19:03 Written by  Published in Cronaca

C'è un nuovo pentito nell'inchiesta che un anno fa gettò nuova luce su decine di reati e accadimenti avvenuti nel mandamento di Riesi. È Carmelo «Carlo» Arlotta, 49 anni, un passato nella schiera dei Cammarata, oggi collaboratore di giustizia. 

A inizio anno aveva deciso di saltare il fosso e la sua cantata era servita a risolvere il giallo del cadavere di Senago, un uomo, Astrit Lamaj, scomparso nel 2015 per volere della sua ex amante, una benestante di origine riesina; il corpo murato dopo l'omicidio.

Oggi le dichiarazioni di Arlotta promettono di aggiungere altri incastri alla complessa inchiesta - nome in codice «De Reditu» - condotta dai carabinieri. Stamane è iniziata l'udienza preliminare a carico dei trenta imputati del procedimento:

Francesco Cammarata, 61 anni

Maria Catena Cammarata, 65 anni

Calogero Altovino, 38 anni, inteso «Tuvinu»

Massimo Amarù, 43 anni

Michelangelo Amorelli, 46 anni

Orazio Buonprincipio, 51 anni

Calogero Calafato, 53 anni

Giuseppe Cammarata, 42 anni

Giuseppe Cammarata, 27 anni

Daniele Correnti, 54 anni

Giuseppe Di Buono, 34 anni

Giuseppe Di Garbo, 78 anni, inteso «Peppino»

Daniele Fantauzza, 37 anni

Ezio Fantauzza, 31 anni

Rocco Felice, 44 anni

Angelo Ficicchia, 65 anni, inteso «Zio Angelo»

Gaetano Ficicchia, 30 anni

Rocco Ficicchia, 61 anni, inteso «Ricu»

Giovanni Giuseppe Laurino, 62 anni, inteso «u' Gracciato»

Rosolino Li Veccchi, 61 anni, inteso «Liddu»

Gaetano Lombardo, 69 anni, inteso «Tanu Piru»

Rosario Marotta, 41 anni

Giuseppe Montedoro, 55 anni

Filippo Riggio, 40 anni

Filippo Domenico Riggio, 43 anni, inteso «u' Zuppareddu»

Gaetano Scibetta, 44 anni

Salvatore També, 44 anni, inteso «u' Giarnusu»

Filippo També, 50 anni, inteso «TG5»

Giuseppe Toscano, 65 anni

Rocco Turco, 46 anni, inteso «Enrico».

Il Gup, Alessandra Maria Maira, ha accolto la costituzione di numerose parti civili tra le quali il Comune di Riesi, la cantina «La Vite» e diversi imprenditori vittima di estorsioni, tra cui i gelesi Fabrizio Russello, a capo della Russello Spa e Elio Melfa, a suo tempo patron della Comes.

L'inchiesta abbraccia un periodo di quasi 25 anni. Il primo delitto sul quale è stata fatta luce risale infatti al 14 Marzo 1992, l'omicidio di Angelo Lauria, freddato da due colpi di pistola al torace, esplosi da una vettura in corsa. L'ultima imputazione risale invece al dicembre di tre anni fa, nel 2016, la prosecuzione di un'attività di estorsione e taglieggiamento perpetrata nei confronti della cantina sociale. 

Dei cinque capitoli dell'inchiesta, però, i trenta odierni indagati rispondono solo dei reati «minori», esclusi, quindi gli omicidi e i tentati omicidi, per i quali - il 9 maggio scorso - era stato emesso avviso di conclusione delle indagini e si attende ora la fissazione dell'udienza preliminare.

I trenta dell'elenco pubblicato sopra rispondono invece degli altri quattro filoni dell'inchiesta: associazione mafiosa, estorsione, produzione di stupefacenti e numerosi delitti in materia di armi.

Un quarto di secolo scandito dalle azioni criminali del sodalizio di Riesi, compiute con ferocia nei confronti di chiunque ne volesse ostacolare gli affari.

La genesi dell'indagine, svolta dai Carabinieri del Reparto Operativo di Caltanissetta e dai colleghi del Comando Stazione di Riesi, si dipana in un periodo storico ben preciso. È la Sicilia dei primi anni Novanta, delle Stragi e della forte contrapposizione tra le famiglie mafiose appartenenti a Cosa nostra e le formazioni dei cani senza padrone, gli Stiddari, particolarmente potenti nel quadrilatero che comprende Gela, Niscemi, Mazzarino e Palma Montechiaro.

«A queste contrapposizioni - scriveranno i Carabinieri nelle pagine dell'inchiesta - si sono aggiunte quelle più tipicamente locali, condizionate dalla frattura interna a Cosa Nostra creatasi dopo l’arresto di Salvatore Riina e quelle interne alla stessa famiglia mafiosa a causa della volontà di alcuni affiliati di scalzare dal comando gli appartenenti alla famiglia di sangue dei Cammarata».

Sono anni in cui a Riesi la mafia si fronteggia in strada a colpi d'arma da fuoco. E dispone di veri e propri arsenali.

Agli atti dell'inchiesta i carabinieri elencano anche un fucile d'assalto Akms, una variante del terribile «Kalashnikov». E varie pistole automatiche utilizzate dai sicari su commissione, come la micidiale Walther «PP», per intenderci, l'arma prediletta di James Bond nella serie «007».

Dopo la sanguinosa pagina dei delitti, sancita la pax mafiosa, arriva la stagione delle estorsioni.

Non v'è appalto o impresa che possano sfuggire alle richieste di pizzo.

Le principali opere pubbliche realizzate negli anni a Riesi e dintorni figurano nelle oltre settecento pagine dell'inchiesta e tutte portano impresso il marchio dei Cammarata: dalla rete del metano nei comuni di Riesi, Butera e Sommatino, ai lavori per il completamento della Strada Statale 626 - Dir, dall'appalto della nuova rete idrica alle attività della cantina sociale di cui è attuale presidente Salvatore Chiantia, che di Riesi è pure sindaco al secondo mandato.

E proprio Chiantia, con il pieno consenso della sua giunta, ha deciso di promuovere la costituzione del Comune parte civile al processo. Stesso viatico seguito dalla cantina «La Vite». Una scelta di coraggio, che in queste ore raccoglie il plauso di uno dei simboli della lotta alla mafia, l'imprenditore Eugenio Di Francesco.

«È una data storica - dice - mai nessuna amministrazione si era costituita parte civile in nessun procedimento per mafia. È il giorno del riscatto e della libertà contro una famiglia, i Cammarata, che negli ultimi venti anni ha portato lutto e tolto denaro agli imprenditori succubi dalla prepotenza mafiosa. Era il 22 novembre quando, nel giorno della memoria di Gaetano Giordano, commerciante di origini riesine ucciso a Gela, volli ricordare anche Pino Ferraro, Luigi Volpe e Calogero La Piana, riconosciuti come vittime di mafia e mai commemorati dai loro concittadini. Fu lì che esposi ai presenti la necessità della costituzione di parte civile del Comune, alla presenza del primo cittadino, Salvatore Chiantia, dinanzi alle autorità civili e militari. Fu accolta con un grande applauso e con un impegno ufficiale da parte del sindaco, che ha mantenuto l'impegno. È fondamentale che oggi la città tutta dica no a ogni forma di prepotenza e violenza. Alla confisca dei beni si aggiunge un altro tassello, la costituzione di parte civile di tutta l’Amministrazione Comunale, contro chi ha voluto dominare il territorio. Non dimentichiamo il passato, il male arrecato a Riesi da questa famiglia Cammarata. Da oggi, con questo alto gesto, inizia la vera lotta alla mafia, donando alle nuove generazioni un messaggio di giustizia e di libertà, di ribellione e di coraggio. Non siamo soli, accanto a noi c’è uno Stato, ma quello Stato è in ognuno di noi. La nostra collaborazione è fondamentale per una crescita civile e sociale per consegnare ai nostri figli e nipoti una città onesta e vivibile».

Il vento a Riesi sta cambiando. E da un'aula di giustizia, quest'oggi, sono spirate le prime raffiche.

L'udienza riprenderà il 13 Giugno, ma il cambiamento è già iniziato.

 

(Nella foto grande, in alto, Carmelo Arlotta; l'immagine viene volutamente mascherata a tutela del collaboratore di giustizia)

Last modified on Venerdì, 07 Giugno 2019 00:36
Redazione

Today 24 è un quotidiano on line indipendente, fondato nel 2014 da Massimo Sarcuno. Ogni giorno racconta i fatti e le notizie di Gela, Niscemi, Riesi, Butera, Mazzarino e di molti altri comuni del comprensorio. In particolare l’area del Vallone.

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