Gela: il suo scooter montava motore rubato ma la corte d'Appello lo assolve. Era accusato di ricettazione, passa il principio della buona fede Featured

Martedì, 12 Marzo 2019 17:19 Written by  Published in Cronaca

L'acquirente che compra un mezzo non può rispondere di precedenti manomissioni, tranne che non siano evidenti o chiaramente riconoscibili da verifiche ispirate al comune buon senso. Sembra essere questo il principio sul quale si fonda la sentenza emanata ieri dalla Corte d'Appello di Caltanissetta che ha mandato assolto un operaio sessantenne, Giovanni Ferrara, accusato di ricettazione.

L'imputato era stato condannato in primo grado a due anni e 8 mesi di reclusione per essere venuto in possesso di uno scooter - mediante acquisto - con parti meccaniche rubate.

Lo scooter sembrava a posto ma in realtà montava un motore che era stato rubato da un altro mezzo.

L'operaio si era subito difeso asserendo di averlo comprato così e di non essere al corrente della "modifica", l'accusa lo aveva mandato a processo con l'accusa di riciclaggio, sostenendo che fosse stato egli stesso a montare il motore rubato.

Durante il dibattimento in primo grado era subito emersa l'estraneità all'ipotesi di riciclaggio. Il giudice, Miriam D'Amore, lo aveva ugualmente condannato a due anni e ottoo mesi ma riqualificando l'accusa da riciclaggio a ricettazione.

L'operaio, difeso dall'avvocato Joseph Donegani, aveva fatto ricorso in appello alla sentenza.

Ieri si è concluso il processo di secondo grado.

La difesa ha contestato le motivazioni della sentenza. Il giudice di primo grado poggiava il proprio verdetto sul principio secondo il quale l'imputato non potesse non sapere. Il mezzo, secondo il magistrato, era stato comprato a prezzo troppo basso, quindi sospetto. Inoltre, prima di procedere incautamente all'acquisto avrebbe dovuto sottoporlo a una verifica tecnica che avrebbe certamente fatto emergere la presenza del motore rubato.

Tesi che non hanno convinto la difesa che durante l'arringa ha contestato l'impianto accusatorio.

Secondo il difensore, il prezzo sarebbe stato congruo. Inoltre sarebbe stato eccessivo pretendere da un privato cittadino che acquista uno scooter far eseguire verifiche tecniche tanto approfondite. Accorgersi della presenza di parti rubate non sarebbe stato semplice. L'accusa, infatti, si era fatta assistere da un esperto, un perito di parte.

La Corte d'Appello, a conclusione della camera di consiglio, ieri sera ha assolto l'imputato "per non aver commesso il fatto".

Last modified on Martedì, 12 Marzo 2019 17:20
Redazione

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