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«Eugenio Di Francesco deve essere ammazzato», l'agghiacciante rivelazione nell'ultima inchiesta della Dda. Un uomo nel mirino... e senza scorta Featured

Sabato, 15 Dicembre 2018 11:58 Written by  Published in Cronaca
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«Eugenio di Francesco dev'essere ammazzato».

Vogliono farlo fuori, toglierselo dalle scatole, perché «è un infame», un «confidente delle forze dell'ordine». Lo dicono con parole piene di disprezzo quattro componenti di un gruppo di fuoco, determinati e pericolosi. La conferma arriva per bocca di un loro sodale, durante un'intercettazione ambientale. Sono giovani e pronti all'azione. Dispongono di armi, fanno uso massiccio di cocaina.

E per poche centinaia di euro sono pronti a fari vutari (stendere, uccidere) chiunque. Pure il sindaco del paese, pure il parroco, uno spacciatore che si sta allargando troppo. O un imprenditore scomodo, come Eugenio Di Francesco.

La scioccante rivelazione figura nelle carte dell'ultima inchiesta della Procura di Caltanissetta.

Pronti a uccidere, per interesse criminale, ma anche per commissione: metà del denaro subito, metà a "lavoro" finito.

 

Il gruppo di fuoco.

Già, perché a Riesi stante alle carte dell'inchesta, la vita di una persona vale meno di 500 euro.

Sono le nuove leve, picciotti  «pronti a tutto» in un contesto criminale, quello riesino, «allo stato attuale meno assoggettato all'asfissiante controllo anche militare esercitato dalle consorterie mafiose locali», decimate dai gravi colpi inferti dalle numerose operazioni di polizia, non ultima l'inchiesta De Reditu.

E Di Francesco, con il suo coraggio, ha rotto le scatole. Dev'essere eliminato.

Le sue battaglie, condotte al fianco dell'associazione Antiracket «Gaetano Giordano» di Gela, hanno portato a squarciare il velo su numerosi reati. Perfino su delitti irrisolti

 

La condanna a morte.

«Ma a questo qui nessuno gliele rompe le corna, la mafia che ci aspetta ad ammazzarlo?» si sfoga una donna - intercettata dalle forze dell'ordine - esprimendo la propria rabbia per l'arresto del figlio, attribuendone la causa proprio alle battaglie dell'imprenditore.

«Io non lo so - dice ancora piena di disprezzo - come non l'ammazzano, che fa l'infame. Questa mafia, l'abbiamo la mafia in paese, perciò lo possono ammazzare, lo possono fari fora».

È questo il contesto di odio e disprezzo nel quale gli ambienti criminali e mafiosi relegano l'imprenditore - coraggio di Riesi. Che ha contribuito all'arresto del padre, per la morte del fratello (sentenza definitiva, Cassazione del 10 Dicembre 2018).

E lo Stato, come lo sta proteggendo?

 

Il coraggio della denuncia.

Migliu sonu di campani ca scrusciu di catini, dice un vecchio detto riesino (meglio morti che non infami).

E a Di Francesco, questo detto, più d'uno l'ha sussurrato all'orecchio. Ma lui è rimasto, perché ama la sua città. E per essa anela un futuro migliore, libero dalla mafia. Per questo continua le sue battaglie in seno nell'associazione Antiracket, intitolata al commerciante gelese ucciso nel 1992.

Un mese fa, proprio in memoria di Giordano, ha organizzato una celebrazione. Una corona è stata deposta. C'erano le istituzioni, i sindaci del comprensorio, i vertici delle forze di polizia. Grande assente è stata la cittadinanza. La stragrande maggioranza silenziosa. Gli onesti.

Qualcuno avrebbe pure orchestrando un tentativo di delegittimazione.

Due settimane fa era comparsa una foto su Facebook: la faccia dell'imprenditore con sopra una scritta: «Senza Di Francesco Riesi vola».

Uno scherzo di cattivo gusto? Non proprio. Tant'è che il "post" è stato acquisito dagli investigatori che non sottovalutano niente e nessuno.

Perché la storia è maestra. E ci insegna che la mafia è così che agisce. Quando vuole eliminare qualcuno lo isola, lo delegittima. Poi uccide.

E che Eugenio Di Francesco sia nel mirino, purtroppo, lo dicono le carte giudiziarie.

Come la confessione dei componenti di un gruppo di fuoco, durante uno sfogo con un loro amico e sodale.

 

Dicono di volerlo ammazzare. 

Il loro piano è stato trascritto dagli investigatori a seguito di un'intercettazione ambientale.

«Dicono - scrive infatti il Gip, Marcello Testaquadra, in una recente ordinanza - di essere intenzionati a uccidere Eugenio Di Francesco».

E ancora, nel testo dell'ordinanza:

«Sono venuti a casa mia - dice, intercettato, un esponente della criminalità - hanno detto che lo volevano ammazzare. Hanno tirato fuori le pistole... non ne racconto minchiate... e ne sono capaci con l'effetto di quella minchia (la cocaina) che avevano addosso».

 

Non ha la scorta, perché?

Pericolosi, pronti a tutto.

E hanno condannato a morte Di Francesco. Due di loro sono ora in carcere, altri, invece, sono in circolazione. Liberi, come l'imprenditore. Che gira senza scorta e senza che nessuno lo protegga.

Come un bersaglio mobile.

 

 

(In alto, nel riquadro grande, Eugenio Di Francesco nel mirino; sopra a destra la foto del post apparso nei giorni scorsi su Facebook, acquisito dagli investigatori). 

 

Last modified on Sabato, 15 Dicembre 2018 20:43
Redazione

Today 24 è un quotidiano on line indipendente, fondato nel 2014 da Massimo Sarcuno. Ogni giorno racconta i fatti e le notizie di Gela, Niscemi, Riesi, Butera, Mazzarino e di molti altri comuni del comprensorio. In particolare l’area del Vallone.