Niscemi: via il parroco della chiesa Madre dopo appena 9 mesi. Don Salerno torna a Gela e i fedeli sono in rivolta, lettera aperta al vescovo Gisana

Venerdì, 07 Settembre 2018 17:54 Written by  Published in People

Don Filippo Salerno lascerà la guida della parrocchia della Chiesa Madre per tornare a fare il cappellano a tempo pieno presso l’ospedale Vittorio Emanuele di Gela. Lo ha annunciato lo stesso sacerdote nell’omelia, precisando che “è stata una decisione del vescovo monsignor Rosario Gisana”. La notizia del suo trasferimento (la messa di congedo la celebrerà domenica sera) ha lasciato nello sconforto e nell’angoscia tutti i parrocchiani della Matrice, che in questi nove mesi, in cui don Filippo è stato il loro parroco, hanno apprezzato le straordinarie doti umane e la profonda preparazione teologale del sacerdote.

A sostituire don Filippo sarà un altro sacerdote gelese: don Massimo Ingegnoso. Ma la prossima partenza di don Salerno ha suscitato quasi una rivolta fra i suoi parrocchiani, che hanno scritto un’accorata lettera al vescovo Gisana, chiedendo di lasciare al suo posto il loro amato parroco, che aveva vivificato la chiesa.

Ecco il testo della lettera della comunità parrocchiale, di cui è prima firmataria la docente Maria Amato, responsabile della Caritas:

«La notizia del trasferimento del Parroco Don Filippo Salerno ha colto di sorpresa la comunità parrocchiale e tutta Niscemi. L’acclamazione del popolo, la gioia, l’esultanza in occasione del suo insediamento furono unanimi. Il sacerdote subito apparve degno dell’incarico mostrando disponibilità, preparazione e sensibilità. Per nove mesi abbiamo ogni giorno ascoltato le sue omelie e abbiamo avuto modo di gustare la parola di Dio offerta con garbo, diligenza, passione; con quella delicatezza di sentimenti che gli sono congeniali. Don Filippo ogni giorno si è affezionato a noi e noi sempre più a lui: la sua predicazione piace tanto che da tutta Niscemi vengono persone per ascoltarlo. La chiesa è sempre piena. Sono stati nove mesi di esultanza (“Gaudete et exultate”): il Natale, la Pasqua, la festa della Patrona, l’ordinazione sacerdotale di Don Daniele Centorbi, tutte celebrazioni con la presenza del Vescovo che sembrava gioisse insieme al popolo di Dio niscemese. Ma ad un tratto, con una decisione fulminea, il Vescovo spegne questo entusiasmo, trasferisce il parroco, nomina un altro parroco e relega Don Filippo all’ospedale di Gela.

La comunità tutta, venuta a conoscenza della decisione del vescovo, durante la celebrazione della messa di sabato scorso rimane stupita, sgomenta, disorientata: s’interroga prontamente su che cosa sia potuto succedere, su cosa abbia indotto il Vescovo ad agire così, si chiede in che cosa abbia sbagliato. Va subito dal parroco per avere spiegazioni, ma da lui nessuna risposta, dice solo di essere “un servo inutile”, usando la parole del Vangelo, e di sottoporsi al volere del Vescovo. Come un agnello mansueto condotto al macello, Don Filippo viene estirpato da una comunità che gli vuole bene e alla quale lui stesso si è affezionato. Già facevamo progetti per il futuro su come organizzare il lavoro parrocchiale, su come attirare i giovani, per consolare i vecchi, per aiutare chi soffre. Abbiamo avuto un sacerdote che ci ha accolti sempre con il sorriso sulle labbra: sembrava il volto del Cristo Consolatore. Ma ora ci viene tolto: il suo sorriso si è spento. Noi siamo una comunità che viene privata della guida che lo stesso Vescovo aveva preposto. Pur volendo sottostare alla volontà del Vescovo, ci chiediamo: - Si dà il mandato di parroco per un periodo così breve? - Non conta niente la volontà del popolo di Dio? - Non contano niente i sentimenti? - Non contano niente i legami che s’instaurano tra il pastore e il gregge? - Perché non mettere al corrente la comunità parrocchiale, essa deve solo obbedire senza prendere coscienza del percorso spirituale e morale che sta facendo con quella guida preposta dal Vescovo sotto l’influsso dello Spirito Santo? Domande che rimangono senza risposta! Secondo noi, ora Don Filippo avrebbe dovuto iniziare la sua missione, delicata e sempre più consapevole. Se ci sono state mancanze da parte della comunità o da parte del sacerdote, perché non denunciarle apertamente in modo che ci si possa correggere fraternamente senza ricorrere a spostamenti repentini come nel nostro caso? Troppo poco il tempo che Don Filippo ha trascorso tra di noi. Ci sentiamo defraudati di un bene prezioso, feriti e umiliati profondamente. Chiediamo che Don Filippo Salerno possa rimanere con noi per un lungo tempo o quanto meno per un tempo idoneo a fare fruttificare quella “Parola di vita eterna” che lui spezza ogni giorno per noi durante la santa messa. Siamo sicuri che anche lui sarà felice di rimanere in mezzo a noi: non si sentirà “servo inutile”! L’utilità del suo operato lo si scorgerà nel miglioramento delle nostre azioni, nella lealtà dei nostri rapporti e nell’amore fraterno che regnerà fra di noi». 

 

(Nella foto grande, in alto, don Filippo Salerno; sopra, a destra, don Massimo Ingegnoso).

Last modified on Sabato, 08 Settembre 2018 16:22
Salvatore Federico

Giornalista pubblicista, ex insegnante di scuola primaria, ha collaborato con diverse testate tv, anche nazionali (Rai Due). Da Niscemi scrive per il Giornale di Sicilia di Palermo, testata con la quale collabora dagli anni Ottanta.

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