Riesi: cerimonia in ricordo di Piero Di Francesco e Aldo Naro privati della vita in tragiche circostanze. Padre Contrafatto: «Due bellissimi fiori distrutti dalla violenza»

Martedì, 09 Gennaio 2018 20:56 Written by  Published in People

«Due bellissimi fiori, appassiti e spezzati dalla violenza». Piero e Aldo sono stati descritti così da don Aldo Contrafatto, nel corso dell’omelia della cerimonia svoltasi stamattina a sei anni dalla morte del giovane imprenditore riesino.

Due giovani accomunati da un drammatico destino. Piero Di Francesco imprenditore trentaduenne e Aldo Naro il giovane medico nisseno, morti in tragiche circostanze rispettivamente nel 2012 e nel 2015.

Alla celebrazione presieduta da don Aldo Contrafatto prete di Butera e concelebrata insieme a don Biagio Lazzara, erano presenti i familiari e amici di Piero Di Francesco, nonché il comandante della caserma dei carabinieri Rosario Alessandro, il dirigente nazionale della Fai Antiracket Mauro Magnano, il testimone di giustizia Mario Caniglia, il dirigente dell’associazione antiracket di Gela Salvatore Di Trio, rappresentanti delle associazioni antiracket di Niscemi e L.A.N.A. (Leonforte, Assaro, Nissoria e Agira).

«Non è con la vendetta che si ottiene verità e giustizia – ha detto don Aldo Contraffatto -. Il vero perdono è quando si dimentica. Piero e Aldo sono due bellissimi fiori appassiti e spezzati dalla violenza. A noi, alle comunità, tocca raccogliere il loro messaggio».

A conclusione della cerimonia le testimonianze di Eugenio Di Francesco, fratello di Piero e del referente nazionale della Fai Antiracket Mauro Magnano.

«Sono passati molti giorni da quel tragico 9 gennaio – ha detto Eugenio Di Francesco -. Per noi come famiglia sono stati anni difficili, di dura prova, segnati per una morte ingiusta, che ha spezzaato le ali a un padre, marito e figlio di 32 anni, privato della propria vita, dei suoi sogni e obiettivi. Togliere la vita a qualsiasi persona è un atto da vigliacchi che sconosce il termine amare e molto più se tale gesto viene scacciato dal silenzio e dalla non accettazione dell’errore. Allora quello diventa errore puro. Di fronte alla tua morte non potevamo tacere, far finta che nulla fosse successo. L’abbiamo condannato sin da subito e apertamente., senza giustificazioni, senza se e senza ma. Non esiste giustificazione o accettazione per chi attraverso l’uso della violenza uccide qualcuno. Concludo con un pensiero a quanti sono reclusi in carcere accusati di vari reati e condannati alla pena dell’ergastolo. Abbiate il coraggio di pentirvi davanti agli uomini e dinanzi a Dio».

Last modified on Martedì, 09 Gennaio 2018 22:02
Redazione

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