Riesi: stangata al clan, 18 condanne con il rito abbreviato. Pene per oltre 170 anni. Tra le parti civili il sindaco e gli imprenditori Melfa e Russello

Lunedì, 09 Settembre 2019 22:04 Written by  Published in People

Erano i boss del cartello di Riesi, pronti anche a uccidere pur di far valere la legge del clan. Stamane un duro colpo è stato inflitto al termine dell'udienza che si è celebrata a Caltanissetta, con il rito abbreviato. Diciotto le condanne decise dal dal gup, Alessandra Maria Maira, pene complessive per oltre 170 anni di carcere.

Omicidi, estorsioni, produzione e coltivazione di sostanze stupefacenti, armi.

C'è tutto nella maxi inchiesta De Reditum, della quale oggi è andato a sentenza uno dei tronconi principali, riguardante gli imputati che avevano chiesto di essere giudicati con l'abbreviato.

Ergastolo a Giuseppe Cammarata, 42 anni, attualmente in carcere a Viterbo, accusato di aver deciso, in concorso con altri, l'eliminazione di Gaetano Carmelo Pirrello, ucciso a Riesi l'8 gennaio 1998. 

Sono gli anni in cui nel quadrilatero della morte, da Gela a Riesi, da Niscemi a Palma di Montechiaro, Cosa Nostra e Stidda si combattono per le strade senza esclusione di colpi. Pirrello è sospettato di essere pungiuto, termine che il glossario della mafia attribuisce agli srtiddari. Per questo viene condotto in un casolare e strangolato.

Cammarata rispondeva anche di associazione mafiosa e di due estorsioni ai danni dell'azienda agricola di Giovanni Stuppia e di Luciano Bellanti, un grossista di articoli da regalo.

Massimo Amarù, 43 anni, è stato condannato a 26 anni di reclusione. L'imputazione più grave riguarda anche nel suo caso l'omicidio Pirrello. Secondo l'accusa, confermata stamane in primo grado, sarebbe stato uno degli esecutori materiali del delitto. Coinvolto anche nell'omicidio di Pino Ferraro, avvenuto il 4 novembre del 1998, il quarantatreenne avrebbe preso parte all'organizzazione del delitto studiando abitudini e movimenti della vittima, fornendone i resoconti al clan. Inoltre rispondeva anche del tentato omicidio di Salvatore Pasqualino, scampato alla morte tra la primavera e l'estate del 1997.

Daniele Fantauzza, 37 anni, è stato condannato a 21 anni di reclusione per produzione e coltivazione di sostanze stupefacenti, mafia e detenzione di una pistola Tokarev calibro 7.65. Nelle pagine dell'inchiesta emerge anche un ruolo di primo piano nel racket del pizzo. Sarebbe stato lui a piazzare una tanica contenente 5 litri di benzina nel cantiere dei lavori di completamento della SS 626 Dir allo scopo di convincere il responsabile della ditta Leil e procuratore speciale della Sikelia, ad ammorbidirsi e convincersi a pagare il pizzo.

Vent'anni a Gaetano Forcella, 45 anni, coinvolto nell'omicidio di Michele Fantauzza, avvenuto il 28 febbraio 1997. Avrebbe guidato l'auto per condurre sul luogo del delitto uno dei boss Cammarata. Fantauzza venne ucciso perché sospettato di aver offerto protezione a Calogero Riggio, capo del gruppo rivale al gruppo storico del paese.

Sedici anni a Rosolino Li Vecchi, 58 anni, detto Liddu, sul quale pesavano vari capi d'imputazione. Secondo l'accusa sarebbe stato elemento di spicco del gruppo che si occupava della messa a posto delle estorsioni. Cosa Nostra a Riesi imponeva il 3 per cento alle principali committenti che operavano nei grandi lavori pubblici: metano, rete idrica. Inoltre avrebbe imposto all'imprenditore Piero Capizzi, assunzioni di soggetti graditi al clan all'interno delle aziende del Polo Tessile di Riesi.

Li Vecchi, difeso dagli avvocati Vincenzo Vitello e Gaetano Vitello, è stato invece stato assolto per non aver commesso il fatto dalla più grave accusa di un suo coinvolgimento nell'omicidio di Angelo Lauria, accaduto nel 1992.

Quattordici anni sono stati inflitti a Carmelo Arlotta, 49 anni, accusato di aver preso parte (essendo presente durante il delitto) all'omicidio di Gaetano Carmelo Pirrello.

Pene comprese tra i 6 e i 10 anni sono state inflitte agli imputati che rispondevano - a vario titolo - di produzione di droga o associazione mafiosa e pizzo.

Michelangelo Amorelli, 46 anni: 10 anni e 8 mesi di reclusione per mafia e per un suo coinvolgimento nell'estorsione alla cantina La Vite;

Michelangelo Altovino, 38 anni, inteso Tuvinu: 9 anni e 4 mesi di reclusione per produzione, coltivazione di sostanze stupefacenti;

Orazio Buonprincipio, 51 anni: condanna a 8 anni per l'estorsione al commerciante Luciano Bellanti;

Calogero Calafato, 53 anni: 8 anni di reclusione per associazione mafiosa;

Otto anni di carcere a testa per Giuseppe Di Buono, 33 anni, Ezio Fantauzza, 31 anni, Rosario Marotta, 41 anni, Angelo (Zio Angelo), Rocco (detto Ricu)e Gaetano Ficicchia, rispettivamente di 65, 61 e 30 anni, tutti accusati a vario titolo di produzione e coltivazione di stupefacenti. 

Stessi reati contestati a Gaetano Lombardo di 68 anni, e Giuseppe Montedoro di 55 anni, condannati rispettivamente a 6 anni e 4 mesi e a 6 anni di reclusione. 

Infine 3 anni e 4 mesi a Giuseppe Toscano di 65 anni; due anni e 10 mesi a Gaetano Scibetta di 44, un anno e 4 mesi a Filippo Riggio di 40 e un anno e 2 mesi a Filippo També di 50 anni.

Assolti.

Oltre a Rosolino Li Vecchi, del quale abbiamo già riportato sopra, sono stati assolti Daniele Correnti, accusato di estorsione; Filippo Riggio, accusato di detenzione di una pistola; Filippo Domenico Riggio e Rocco Turco ai quali gli inquirenti contestavano il reato di associazione mafiosa.

Tra le parti civili anche l'attuale sindaco di Riesi, Salvatore Chiantia, nella qualità di responsabile della Cantina La Vite e gli imprenditori gelesi Maurizio Melfa e Fabrizio Russello, amministratori rispettivamente della Meic Services Srl e della Russello. Le aziende che rappresentavano - è stato disposto dal Gup - riceveranno risarcimento danni in separata sede civile quali vittime dell'azione criminale condotta da alcuni degli imputati condannati stamane.

Last modified on Martedì, 10 Settembre 2019 11:46
Redazione

Today 24 è un quotidiano on line indipendente, fondato nel 2014 da Massimo Sarcuno. Ogni giorno racconta i fatti e le notizie di Gela, Niscemi, Riesi, Butera, Mazzarino e di molti altri comuni del comprensorio. In particolare l’area del Vallone.

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