Niscemi: la Festa dei morti, tra favola e tradizione, giocattoli e dolcetti. Quell'attesa che si trasformava in gioia nel ricordo dei cari defunti Featured

Mercoledì, 02 Novembre 2016 08:12 Written by  Published in Attualità

A Niscemi, come in tutti i paesi della Sicilia, il giorno della Commemorazione dei Defunti si trasforma in una gaia festa per i bambini, grazie ad una radicata leggenda che li fa sognare e divertire.

Mio padre mi racconta che, quand’egli era piccolino, la sera del primo novembre andava puntualmente a far visita a suo nonno, che abitava lungo la via che porta al cimitero. Il mio bisnonno era ormai vecchietto e teneva a portata di mano, appeso a un chiodo dietro la porta, un bastone dal grosso manico ricurvo che gli serviva da sostegno nelle sue lunghe passeggiate. La vigilia dei Morti, il mio anziano parente staccava il bastone dal chiodo e, agitandolo a mezz’aria, prometteva a mio padre: “Se stasera ti fermi a dormire da me, a mezzanotte ci alzeremo pian pianino e, quando passeranno i morti provenienti dal camposanto carichi di giocattoli, io li farò inciampare con questo bastone e tu correrai a raccogliere i regali”. Mio padre sgranava tanto d’occhi e già sognava di diventare padrone di trenini di latta, aeroplani, pistole e di ogni altro ben di dio, lui che per giocare aveva solo una canna per sciabola, un manico di scopa vecchio per cavallo o un carrettino costruito con le ‘pale’ di ficodindia. Il mio genitore era affascinato dall’idea di trasformarsi, come per incanto, nel ragazzo più ricco di giocattoli e più invidiato del paese; ma, il pensiero di dovere ingaggiare nel cuore della notte, assieme al vecchio nonno, una battaglia con i morti, lo atterriva: inventando una scusa, rifiutava l’invito del nonno (che sorrideva sotto i baffi) e se ne tornava mogio mogio a casa, amareggiato per la sua vigliaccheria che gli faceva perdere un’occasione unica d’impadronirsi di un così ricco bottino. Mio padre allora credeva davvero nella storia dei Morti che, nella notte precedente il giorno della loro festa, interrompevano il riposo eterno per portare di soppiatto ai loro nipotini i regali più belli. Questa favola, che da tempo immemorabile si racconta ai bimbi siciliani, ha fatto sognare anche me fino all’età di 5-6 anni. Anch’io la sera del primo novembre andavo a letto fiducioso di destarmi l’indomani in compagnia di tanti bei regali. E al risveglio non rimasi mai deluso. Poi, crescendo negli anni, la favola svanì di colpo. I miei compagni più grandicelli, dandomi del ‘babbu’, mi recitarono con tono canzonatorio una filastrocca che va di moda ancora, ma che io allora giudicai quasi dissacratoria della bella favola, cui tenacemente avevo creduto fino a quel momento: “I patri accattunu, i matri ammuccianu, i figghi ammuccanu” (I padri comprano i giocattoli, le madri li nascondono e i figli se li prendono). Da allora, non credetti più, con disappunto, nella storia dei morti, ma oggi – arrivato all’età matura – chissà perché, nel sogno rivivo ancora quella favola e al mattino mi sveglio con un pensiero grato ai miei cari morti.

Last modified on Mercoledì, 02 Novembre 2016 10:12
Salvatore Federico

Giornalista pubblicista, ex insegnante di scuola primaria, ha collaborato con diverse testate tv, anche nazionali (Rai Due). Da Niscemi scrive per il Giornale di Sicilia di Palermo, testata con la quale collabora dagli anni Ottanta.

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